NBA 2019 PLAYOFFS UNFAIR RANKING

Come ogni anno è arrivato il momento di stilare il nostro ranking per i Playoff NBA e di fare fin troppe battute sul nome di Antetokounmpo.

***

1) GOLDEN STATE WARRIORS
Anche in questo 2019 sono i favoriti per l’anello, ma potrebbero patire l’assenza di JR Smith alle finals. L’inserimento di Cousins è stato più lungo del previsto, poi finalmente Kerr ha capito come suddividere i tiri con Curry e Durant e i falli tecnici con Green. L’unico problema sembra essere la panchina un po’ corta, ma Bogut ha già fatto sapere che sta comunque comodo se si sdraia.

2) HOUSTON ROCKETS
Rinati dopo un inizio pieno di problemi e di Carmelo Anthony. James Harden ha giocato una stagione da one-man-show, secondo alcuni anche troppo, ma per noi è impossibile parlare male di lui, anche perché gli verrebbero fischiati due liberi a favore. Chris Paul ha dimostrato di essere pronto per i playoff, infortunandosi già a inizio stagione. Da sottolineare l’arrivo e la rinascita di Kenneth Faried, che condividerà con Capela il lavoro sotto canestro e con Gerald Green una piantagione di white widow.

3) MILWAUKEE BUCKS
Per provare a vincere l’anello punteranno su tutte le armi a loro disposizione: la fisicità di Antetokounmpo, i punti di Antetokounmpo e la difesa di Antetokounmpo. A Milwaukee non si vedeva un giocatore con un impatto del genere dai tempi di Kareem Abdul-Jabbar, tanto che il greco sta già pensando di cambiare nome, e gliene saremmo grati tutti. Non bisogna però sottovalutare quanto fatto da Budenholzer che è riuscito nell’impresa di costruire una squadra da titolo avendo Brook Lopez.

4) TORONTO RAPTORS
È finalmente l’anno buono per il titolo? È questa la frase votata dai tifosi dei Raptors per sostituire “We the North” come motto di franchigia. Fra le favoritissime a est per l’approdo alle Finals grazie soprattutto a un’importantissima mossa di mercato: LeBron James ai Lakers. Con Kawhi Leonard, ma anche Danny Green, hanno aggiunto non solo talento ma anche giocatori che hanno già vinto e che quindi non ci rimarranno troppo male quando non succederà di nuovo.

5) BOSTON CELTICS
Regular season deludente ma il potenziale c’è. Per fare strada nei playoff basterebbe solo che Jayson Tatum tornasse quello dello scorso anno, Gordon Hayward quello di due anni fa e Larry Bird quello di trent’anni fa. Dall’esito della post-season dipenderà probabilmente anche il futuro che ha tante incognite: Irving resterà? Arriverà Davis? Marcus Smart sarà ancora a piede libero. Kyrie Irving continua a ripetere che Boston può arrivare alle Finals e vincere l’anello, questo solo per dire che quella della terra piatta non è la cosa più assurda alla quale creda quell’uomo.

6) OKLAHOMA CITY THUNDER
Paul George è uno dei candidati a vincere il titolo di MVP e OKC una possibile contender per l’anello. Questo almeno nei giorni pari. Westbrook non è più solo il superman delle triple doppie e sembra aver aggiunto al suo arsenale di gioco tante nuove piccole cazzate utili a perdere le partite. Alla panchina manca ancora qualcosa, tipo un dietologo per Felton.

7) PHILADELPHIA SIXERS
Embiid è potenzialmente il giocatore più dominante della NBA, anche se persistono dubbi sulla sua tenuta mentale, in particolare quando vede Ben Simmons che chiama palla dietro la linea dei tre punti. Per provare a vincere il titolo hanno fatto diversi inserimenti fra i quali Boban Marjanovic, scelto per schiaffeggiare Jimmy Butler nel caso rompa troppo le palle in spogliatoio.

8) DENVER NUGGETS
Dopo una stagione molto al di sopra delle aspettative, il difficile viene ai playoff, visto che ora le aspettative esistono. C’è grande curiosità per vedere Jokic in post-season e per capire le squadre avversarie con quale menu riusciranno a limitarlo. Potrebbero pagare l’inesperienza ma di certo è una bella squadra in cui ogni tassello sembra essere al posto giusto, vedi Isaiah Thomas fuori dalle rotazioni.

9)  UTAH JAZZ
Solidi, come i ferri dell’Arena di Salt Lake City quando Donovan Mitchell non è in serata, i Jazz  hanno un roster caratterizzato da un buon mix di gioventù e Korver. Il punto di forza è sicuramente la difesa, così arcigna che solo quest’anno Gobert ha collezionato 25 ordini restrittivi. Snyder dovrà essere bravo a sfruttare a fondo il roster per andare avanti: occhio in particolare all’italo-brasiliano Raulzinho che potrebbe rendersi utile se capisse che il pallone non si può toccare coi piedi.

10) PORTLAND TRAIL BLAZERS
La splendida annata di Jusuf Nurkic ha permesso ai Blazers l’ormai abituale ingresso tra le 16 che faranno i playoff. Il suo infortunio l’altrettanto abituale uscita di scena al primo turno. Comunque incredibile la sfortuna di questa franchigia che nel corso degli anni ha visto infortunarsi gravemente le sue migliori promesse e, come se non bastasse, deve convivere con un Kanter perfettamente sano.

11) SAN ANTONIO SPURS
Dopo l’addio di Leonard e Parker, il ritiro di Ginobili e l’infortunio di Murray, nessuno si sarebbe aspettato nulla da questo gruppo, ma a questo punto viene il dubbio che quell’uomo in panchina con barba e capelli bianchi in realtà sia Panoramix. DeRozan ha sostituito in maniera sufficientemente degna Kawhi, in particolare per quanto riguarda lo straordinario buonumore. I tanto temuti problemi di spacing sono stati risolti utilizzando la fronte di Derrick White.

12) INDIANA PACERS
Squadra di grande resilienza, capace di grandi imprese, come farci usare il termine “resilienza”. Hanno perso Oladipo, ma certamente al primo turno cercheranno di vendere cara la pelle ai Celtics e sarebbe la prima volta che qualcuno riesce a vendere caro qualcosa a Danny Ainge.

13) LOS ANGELES CLIPPERS
Stagione sorprendente. A un certo punto, con la cessione di Harris, sembrava volessero rinunciare ai playoff, ma non avevano il coraggio di dirlo a Beverley e Harrell. Gallinari in forma mondiale, ora deve trovare solo una faccia su cui rompersi la mano. Unica nota negativa di questa annata è la denuncia per circonvenzione di incapace per lo scambio Zubac-Muscala.

14) BROOKLYN NETS
Una delle sorprese dell’anno, i Nets tornano in post-season dopo le sole 69 vittorie racimolate nelle ultime 3 annate (molte delle quali nelle partite di allenamento). Sicuramente va fatto un applauso al lavoro del GM Sean Marks che, senza scelte alte, è riuscito a costruire un roster competitivo. Ed è bastato solo mandare Jeremy Lin ad Atlanta. D’Angelo Russell ha fatto una stagione talmente clamorosa che i Lakers starebbero ipotizzando di riportarlo a Los Angeles, sacrificando Lonzo Ball, Kyle Kuzma, Brandon Ingram, 2 future prime scelte e gli anelli del 1952 e del 1953.

15) ORLANDO MAGIC
I Magic tornano ai playoff dopo ben 7 anni e per dare un’idea di quanto tempo sia passato, l’ultima volta in cui hanno partecipato Howard era forte. Gran parte del merito è di coach Clifford, bravo a far rendere un roster con forse troppi giovani e con sicuramente pochi Tracy McGrady. L’obiettivo è comunque già raggiunto e Orlando di certo non punta alla finale. Anche perché in squadra c’è Vucevic che è juventino.

16) DETROIT PISTONS
Qualificati in extremis dopo una stagione altalenante in cui hanno alternato periodi di brutte sconfitte ad altri di vittorie altrettanto brutte. Drummond è cresciuto tantissimo ma non hanno alcuna possibilità di fare strada sia per i problemi fisici di Griffin sia perché Reggie Jackson continua ad essere troppo discontinuo: ora ad esempio è un giocatore di cricket.

***

Ed ecco i premi individuali, cioè l’unico modo in cui si può nominare Carmelo Anthony in un articolo che parla dai playoff.

UDPOTY (Unfair Defensive Player of the Year)
LeBron James (Los Angeles Lakers)

L’immagine di Kuzma che lo spinge verso un closeout difensivo è diventata famosa quasi quanto quella di lui che spinge mezza squadra verso New Orleans. Sicuramente sulle sue scadenti prestazioni difensive ha influito il difficile recupero dall’infortunio, dovuto al fatto che continuava a sostituirsi a tutti i medici.

UCOTY (Unfair Coach of the Year)
Luke Walton (Los Angeles Lakers)
L’ex delfino di Steve Kerr è stato travolto dalla stagione negativa dei Lakers, andando in confusione con rotazioni spesso cervellotiche come quando ha promosso Rihanna a leader della second unit.

UROTY (Unfair Rookie of the Year)
Mohamed Bamba (Orlando Magic)
Anche a causa dell’infortunio, il suo primo anno è stato così deludente che i giochi di parole sul suo cognome sono finiti già a novembre. In futuro però, grazie soprattutto alle sue braccia infinite, potrà essere di grande aiuto ai compagni, ad esempio per recuperare le ciabatte da sotto il letto.

USMOTY (Unfair Sixth Man of the Year)
Carmelo Anthony (Houston Rockets / Chicago Bulls…più o meno)
Nelle dieci partite giocate con i Rockets ha provato a reinventarsi sesto uomo, ma è solo arrivata un’ulteriore conferma che forse non è più adatto al basket di questo livello. E infatti stava per finire ai Lakers.

MUP (Most Unfair Player)
Anthony Davis (Los Angeles Lak-AH NO)
Inizio stratosferico, ma poi richiedendo di fatto la trade, ha mandato a puttane la sua stagione, quella di New Orleans, quella del management dei Pelicans,  quella di Holiday, quella di Gentry, quella di Los Angeles, quella di LeBron, quella di Lonzo, quella di Kuzma, quella di Magic e quella di Walton.
In pratica ha fatto felice soltanto Caruso.

La redazione di Unfair Play, contro lo sport più ostinato.
Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.