Mondiali 2006 – Il Riassunto
Esattamente 20 anni fa, il 9 luglio del 2006, l’Italia vinceva la sua quarta Coppa del Mondo.
Un risultato eccezionale rimasto nel cuore di tutti i tifosi azzurri, almeno di quelli che non sono morti di vecchiaia nel frattempo.
Riviviamo la straordinaria cavalcata della Nazionale di Marcello Lippi.
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I Mondiali del 2006 si prospettano uno spettacolo eccezionale, con la Germania per la prima volta si candida a diventare il centro del mondo ma senza cattive intenzioni.
L’Italia ci arriva dopo un girone di qualificazione positivo (erano altri tempi) ma sconvolta dallo scandalo Calciopoli, che compromette il buon nome della Nazionale azzurra anche più della convocazione di Barone.
A guidarla è Marcello Lippi, subentrato a Giovanni Trapattoni dopo l’eliminazione ai Mondiali 2002, quella degli Europei 2004 e quella dei congiuntivi nel suo vocabolario.
La rosa scelta del CT è ricca di alcuni dei più grandi talenti della storia del calcio italiano: da leggende del reparto difensivo (Buffon, Cannavaro e Nesta), geni del centrocampo (Pirlo e Camoranesi), fenomeni dell’attacco (Totti a Del Piero) e ottimi barbieri (Oddo).
Il torneo però non vede gli Azzurri tra i favoriti, titolo diviso tra i padroni di casa della Germania, i campioni in carica del Brasile e quelli di simpatia della Francia.
IL GIRONE
L’Italia debutta contro il Ghana, in una partita ben giocata e sbloccata da Pirlo con un bel tiro e chiusa da Iaquinta, che sfrutta il peggior passaggio della carriera di Kuffour dopo quello alla Roma.
La seconda partita vede gli Azzurri sfidare gli Stati Uniti: la squadra di Lippi va in vantaggio al 22esimo con un bel colpo di testa di Gilardino, per poi raddoppiare nella propria porta con Zaccardo.
L’Italia resta in 10 uomini dopo che De Rossi colpisce McBride con una gomitata, ma chiuderà la partita addirittura in superiorità numerica perché l’arbitro espellerà due giocatori statunitensi (all’epoca il Presidente non era Trump).
La qualificazione alla fase a eliminazione diretta arriva nella partita contro la Repubblica Ceca, che inizia male dopo l’infortunio di Nesta arrivato per rispettare le tradizioni.
Al suo posto entra Materazzi che siglerà il vantaggio azzurro su corner di Totti con quella che sarà, incredibilmente, la terza testata più importante dei suoi mondiali.
A sigillare il passaggio del turno è Inzaghi che segna il 2-0 solo davanti a Cech, quanto solo si ritroverà al tavolo durante il matrimonio di Barone.
OTTAVO DI FINALE – AUSTRALIA
Il tabellone degli ottavi sembra favorevole, con l’Italia che si gioca il passaggio del turno e l’affidamento di Bobo Vieri nella partita contro l’Australia.
La sfida coi Kangaroos è però un po’ complicata e si risolve grazie a un rigore generoso fra qualche protesta degli australiani.
E per oggi, abbiamo finito gli eufemismi.
Nel recupero infatti, l’Italia rimasta in 10 per il rosso a Materazzi si guadagna un tiro dagli 11 metri grazie a Grosso.
Dal dischetto va Totti che segna con una gran staffilata in quello che può essere definito un “cucchiaio”, solo che è il cucchiaio di legno con cui mi menava mia zia Concetta da piccolo.
QUARTO DI FINALE – UCRAINA
Ai quarti la squadra di Lippi ha vita più facile contro l’Ucraina, sbloccando la partita dopo pochi minuti grazie a un bel gol di Zambrotta, che ci teneva a far sorridere almeno una volta i tifosi juventini in quell’estate.
L’Ucraina prova a reagire e ha anche qualche buona occasione ma può poco senza gli aiuti europei. Dopo qualche brivido, l’Italia chiude la partita con una doppietta di Toni che proprio come nella sua carriera, si sblocca tardi.
SEMIFINALE – GERMANIA
È arrivato il momento della semifinale e ad aspettarci ci sono i padroni di casa della Germania, imbattuti e così sicuri di loro che sminuiscono l’Italia sui loro giornali quasi quanto riusciamo a farlo da soli coi nostri.
La partita al Westfalenstadion di Dortmund è però molto bloccata e sporca, non soltanto per le caccole che Low lasciava sotto la panchina.
I 90’ si chiudono in parità ma i tempi supplementari regalano mille emozioni: palo di Gilardino, traversa di Zambrotta, miracolo di Buffon e tantissime bestemmie di Gattuso che però non bastano a smuovere il risultato fino al penultimo minuto.
Dalla respinta su un calcio d’angolo, Pirlo trova Grosso in area di rigore che con uno splendido sinistro a giro batte Lehmann regalando uno degli urli più iconici della storia del calcio italiano, insieme a quello di Tardelli nel 1982 e a quello di Domenico Giampà quando si è schiantato contro i cartelloni pubblicitari aprendosi la gamba.
Gli Azzurri devono solo resistere ma non si accontentano e dopo aver respinto l’ultimo assalto della Germania, trovano addirittura il 2-0 in contropiede con Del Piero, che dopo anni di accuse per non aver fatto gol decisivi con la maglia della Nazionale può festeggiare un gol non decisivo.
L’Italia trionfa e vola a Berlino dove ad aspettarla c’è la Francia e la coppia Caressa-Bergomi, che se l’è fatta a piedi da Dortmund per la troppa adrenalina.
FINALE – FRANCIA
La Nazionale di Domenech è arrivata in finale trascinata da uno straordinario Zidane, che giocherà contro l’Italia la sua ultima partita prima del ritiro.
Quindi potrebbe essere un po’ nervoso.
Gli Azzurri vanno subito sotto: Malouda va giù in area senza essere toccato da Materazzi ma l’arbitro indica il dischetto perché le possibilità che Materazzi non tocchi l’avversario sono effettivamente sempre molto basse.
Zidane batte facendo “il cucchiaio”, col pallone che tocca la traversa, rimbalza oltre la linea di porta ed esce. Sfortunato Buffon, un portiere così forte che potrebbe parare persino i tiri che superano la linea.
L’Italia però reagisce subito e trova il pareggio con Materazzi con un bel colpo di testa, mettendo a Lippi di aver convocato troppi centravanti.
La partita resterà sull’1-1 dopo un gol annullato a Toni per fuorigioco e una strepitosa parata di Buffon su un colpo di testa di Zidane, che però sta solo prendendo la mira.
Il 10 francese infatti si fa espellere per aver colpito con una testata Materazzi. L’arbitro Helizondo non ha altra scelta che mostrargli il cartellino rosso (da lontano, per evitare reazioni).
Si va così ai calci di rigore, storicamente una maledizione per l’Italia ma i giocatori Azzurri sembrano avere le facce giuste: nessuno assomiglia a Di Biagio.
I ragazzi di Lippi tirano tutti dei rigori perfetti, mentre tra i francesi sbaglia Trezeguet anche grazie alla tattica di Buffon che si ricorda come calciò a Manchester e si sposta per lasciarlo fare.
Fabio Grosso si presenta dagli 11 metri e realizza il gol che regala la Coppa all’Italia. Il Paese esplode di gioia: Caressa e Bergomi urlano “Campioni del Mondo” per 4 volte, Marco Civoli festeggia dicendo “Il cielo è azzurro sopra Berlino”, Amelia grida “Ma quindi la medaglia la prendo pure io???”.
L’Italia vince così la sua quarta Coppa del Mondo ed entra nella leggenda, diventando il più bel ricordo ai Mondiali per molte generazioni.
E l’unico per alcune.
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