Road to Kiev #12

ROMA-BARCELLONA

Una partita d’andata sfortunata, una storia societaria scarsa di rimonte, un modulo sperimentale e un avversario che in stagione non ha mai perso. A credere che un miracolo sia possibile ci sono solo i 70000 dell’Olimpico, forse perché hanno tutti trovato parcheggio.

Pronti-via e Dzeko si mostra subito aggressivo coi catalani e guida la riscossa. Infatti è proprio il bosniaco al 6° minuto a sbeffeggiarli con il vantaggio di un’indipendenza a zero.

Malgrado il forcing e alcune occasioni sprecate dalla Roma, il primo tempo si conclude solo 1-0 con diversi dubbi sulla tenuta fisica dei giallorossi, che spesso hanno dimostrato di essere poco abituati a praticare uno sport.

Nella ripresa l’approccio romanista non cambia e al 56°, su lancio di Nainggolan, Dzeko chiede a Piquè come abbia fatto a rimorchiare Shakira e in tutta risposta si sente strappare un braccio, gambizzare, abbracciare e, una volta a terra, apparire uno stranissimo bruciore rettale.

Calcio di rigore e raddoppio di De Rossi che si fa così perdonare l’autogol della partita d’andata e motiva Manolas: “Kostas, la porta giusta stavolta è quella lì, ne sono sicuro”.

C’è ancora mezzora e la consapevolezza che il calcio sia uno sport magico, dove per una sera un campione può sembrare un brocco e un Juan Jesus può sembrare un campione.

Sarà forse per questa magia che proprio Manolas, l’altro autogoleador del Camp Nou, con una spizzata di testa insacca sul secondo palo l’incredibile 3-0 che causa in un solo istante più polluzioni dell’intera filmografia di Sasha Grey.

Il match si conclude con un Barcellona incredulo nel vedere ancora Valverde sulla propria panchina e con una Roma che manda un messaggio a tutte le squadre sfavorite nel ritorno dei quarti di finale in Europa: “Daje Salisburgo”.

(immagine: https://www.foxsports.it/)

La redazione di Unfair Play, contro lo sport più ostinato.
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