Colombia-Repubblica Democratica del Congo – Il riassunto
La Colombia ha segnato in tutte le ultime dieci partite ai Mondiali. Inizia così la descrizione di una partita in cui ci eravamo ripromessi di non fare facili battute sulla parola “striscia”.
Il Congo ha avuto la più bassa percentuale di possesso palla della prima giornata dei Mondiali. A dimostrazione che, anche nel periodo coloniale, gli spagnoli non sono mai passati da quelle parti.
Inizia il primo tempo di Colombia-Congo e la sveglia si è automaticamente impostata su “posponi di 60 minuti”. Ma noi ci alziamo comunque.
4’ – Muñoz colpisce il palo a porta praticamente vuota. Nel senso che, in percentuale, Mpasi può occuparne solo una parte irrilevante.
9’ – Gol annullato a Muñoz per fuorigioco. Pare comunque funzionare l’idea di schierare in attacco gente come James e Luis Diaz per far credere che siano loro quelli a poter segnare.
43’ – Nove dei dieci giocatori di movimento della Colombia hanno già fatto almeno un tiro. E con questa fallisce definitivamente la nostra missione di non dire cose scontate.
50’ – La Colombia spreca. Con una ginocchiata al tavolino hanno fatto cadere tutto (ormai è andata così, perché trattenersi).
56’ – Primo giallo della partita: Mariani ammonisce Lucumí perché è l’unico di cui si ricorda il nome.
57’ – Esce James ed entra Quintero. Come nelle RSA quando per motivi naturali si libera un letto.
Quintero giocò in A nel Pescara nel 2012-13. Questo solo per i nostalgici che dicono che in Italia un tempo c’erano tutti campioni.
75’ – Muñoz sblocca la partita. Coi suoi gol, il terzino è determinante per il cammino della sua nazionale al Mondiale, al punto da essere soprannominato “il Fabio Grosso del cartello”.
78’ – Gol annullato a Luis Diaz gol.
80’ – Altro gol annullato a Luis Diaz.
L’arbitro si chiarisce con Luis Diaz: “Senti, è inutile che segni, tanto te lo annullo”.
17 tiri a 4 per la Colombia, 8 a 0 nello specchio, a dimostrazione che – soprattutto in un Mondiale – i numeri non contano un cazzo, se non trovi un terzino che ti porti a Berlino. Ah no, scusate.
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