Road to Saint Petersburg #2, Malmoe-Juventus

Dopo il pessimo inizio di campionato, la Juventus arriva all’esordio in Champions League con la consapevolezza di doverla vincere, se vuole partecipare anche alla prossima.

Allegri ritrova i sudamericani, ma non convoca Chiesa, per i postumi di un infortunio, e Bernardeschi, per risollevare il morale dei suoi. In porta fiducia negli attaccanti del Malmoe, con la conferma del pessimo Szczesny di questo periodo.

L’inizio della partita vede ritmi piuttosto bassi, a causa della tensione dei bianconeri e della convinzione degli svedesi che la Juventus si sarebbe presto fatta gol da sola. La prima occasione arriva dopo dieci minuti, quando Dybala davanti al portiere calcia alto, perdendo forza contrattuale.

Il vantaggio bianconero giunge a metà del primo tempo, con una bella azione in cui la squadra dimostra di aver ormai assimilato l’addio di Ronaldo: Cuadrado abbassa di un paio di metri l’altezza del cross e Alex Sandro può colpire di testa un pallone praticamente rasoterra.

La Juventus diventa padrona del campo, tanto che per migliorare il bilancio cerca di farsi pagare l’affitto dagli svedesi. Sul finale di primo tempo Nielsen appoggia la mano su Morata che cade: sembrerebbe piuma, ma per l’arbitro è stata fero, quindi fischia un rigore dubbio, che Dybala realizza scivolando. Nel recupero lo spagnolo firma il 3-0 e chiude la partita, in modo che la gente guardi altro e Infinity possa funzionare meglio.

La ripresa infatti ha poco da dire, con la Juventus che controlla e quando può cerca altre reti: sono infatti bianconere le azioni più pericolose, coi tiri di Morata e Kean e soprattutto con l’ingresso di Rugani.

Finisce dunque 3-0 e la Juventus di Allegri inizia la Champions con una vittoria a Malmoe esattamente come sette anni fa. C’è da sperare per loro che stavolta nel post-partita non abbiano rotto uno specchio.

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