Road to Wembley #7, Italia-Inghilterra

Nello stadio di Wembley, che a causa dell’emergenza Covid ha una capienza consentita diversa dal solito (112%), si sfidano Italia e Inghilterra, organizzazione contro forza fisica, fantasia contro potenza, PO POPOPOPOPO PO contro It’s coming home.

Mancini schiera la squadra che ha battuto la Spagna, nonostante il tentativo di convincere la Uefa a far giocare Spinazzola con le stampelle. Southgate invece mette in campo un difensore in più, rinunciando a Saka e impostando una gara di contenimento, convinto che il gol possa arrivare prima o poi. Prima, decisamente prima.

Nemmeno il tempo di rialzarsi dopo essersi inginocchiati (soprattutto i più avanti con gli anni ci mettono un po’) e Tripper serve sul secondo palo l’unico cittadino inglese che in quel momento non si trova in mezzo a un assembramento, ma completamente solo, Shaw, che porta in vantaggio la sua squadra.

L’Italia per tutto il primo tempo fatica a riorganizzarsi, anche perché, come gli avversari, anche Mancini ha rinunciato a una punta, schierando Immobile. Gli inglesi si chiudono in difesa e cercano rapide ripartenze, con Kane che parte spesso largo o arretrato, girando alla larga da Chiellini forse su indicazione del CT, sicuramente su consiglio del suo ortopedico.

Nel frattempo, da segnalare l’improvvisa apertura di un centro tatuaggi a Wembley, dove i tifosi di casa si mettono subito in fila per vedere immortalato sulla propria pelle il tanto atteso trionfo.

Nella ripresa l’Italia sembra più convinta anche grazie alle mosse di Mancini che inserisce Berardi e Cristante, lascia in campo Insigne e non chiede a De Rossi di entrare. Dopo un paio di buone occasioni, arriva infatti il pareggio: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Pickford evita l’umiliazione di un gol di testa di Verratti, ma non quella di un gol da rapinatore d’area di Bonucci. Il difensore segna e festeggia con la sua classica esultanza: “Sciacquatevi la bocca che la pizza con l’ananas deve lasciare un saporaccio”.

A questo punto la partita si fa più equilibrata, negli azzurri comincia ad affiorare la fatica di un mese di Europeo itinerante, fatica che inspiegabilmente gli inglesi sembrano non sentire. Fino al 90esimo non c’è molto da segnalare, se non l’invasione di campo di un tifoso, che porta a qualche attimo di imbarazzo tra gli steward, prima di capire che si tratta di nuovo di Bonucci.

Si va ai supplementari, dove la fanno da padrone la tensione e la paura di sbagliare, ma all’ultimo minuto ecco la giocata decisiva: Florenzi, subentrato a Emerson, tenta un cross dalla sinistra, con la palla che viene deviata ed esce in calcio d’angolo, dando la possibilità a Southgate di far entrare Rashford e Sancho.

Arrivano i rigori e dopo i gol di Berardi e Kane, ecco l’errore di Belotti, che perde l’ultimo zero dei cento milioni chiesti qualche tempo fa da Cairo. Il palo di Rashford (l’ha colpito Rashford, non spaccatemi il vetro per chiedere) e le parate su Sancho e Jorginho rendono decisivo il rigore di Saka. Il tiro è angolato, ma di mani di Dio pronte a sconfiggere di nuovo gli inglesi Donnarumma ne ha addirittura due: il portiere para, chiudendo la partita e meritandosi in pieno il sussidio di disoccupazione che percepisce dal primo di luglio.

L’Italia è campione d’Europa, a Wembley inizia la festa dei nostri tifosi, quelli inglesi invece, loro sì, se ne tornano a casa, mentre il tatuatore fa sapere che non ci saranno rimborsi. In questa occasione non bisogna però dimenticarsi la persona grazie alla quale questa grande cavalcata ha potuto avere inizio: Gian Piero Ventura.

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