L’Opinione Non Richiesta – Shut Up and Ibra

Mai come in questo periodo storico è facile per chiunque esprimere un’opinione su qualsiasi argomento, anche quelli su cui è molto complicato avere una competenza adeguata (PER CONOSCERE LA NOSTRA OPINIONE SU COME STA ANDANDO LA CAMPAGNA VACCINAZIONI IN ITALIA CLIKKA  → QUI  ←).

Proprio per questo si discute molto spesso del ruolo delle celebrità, che grazie alla loro grande notorietà hanno la capacità di influenzare moltissime persone con le loro dichiarazioni, anche quando riguardano temi lontani dal loro settore di competenza. E questo discorso si è riacceso recentemente per via di Zlatan Ibrahimovic.

Il cantante svedese ha infatti rilasciato un’intervista a Discovery Plus in cui criticava LeBron James, stella dell’NBA e dei Los Angeles Lakers oltre che risposta alla domanda “Cosa succederebbe se un puma decidesse di mettersi su due zampe e giocare basket?”. L’oggetto del contendere è la tendenza del numero 23 a esporsi in maniera troppo netta su argomenti politici e sociali, con Ibra che ha espresso il concetto comunemente noto come “Shut Up and Dribble” secondo cui un atleta dovrebbe parlare solo di sport e limitarsi solamente al suo campo.

Il dibattito su come gli sportivi debbano approcciarsi al mondo della politica o ai temi sociali va avanti da molti anni, più precisamente da quando Totò Schillaci si candidò con Forza Italia, ma a sorprendere in questo caso è sia il fatto che queste parole le abbia pronunciate Ibrahimovic, sia che le abbia rivolte a LeBron James.

Lo statunitense non è soltanto ancora il giocatore più forte al mondo (con buona pace di Peppe Poeta) ma è un uomo che è sotto la luce dei riflettori da quando aveva 17 anni. Cresciuto in condizioni difficili e diventato una star mondiale, ha deciso di non limitarsi a essere una semidivinità nel mondo del basket ma anche di mettersi in prima linea per combattere piaghe sociali come il razzismo, la brutalità della polizia statunitense e avere J.R. Smith in squadra nelle Finals 2018.

James ha sempre fatto sentire la sua voce, anche prima del quadriennio della presidenza Trump, venendo però più volte accusato di fare vera e propria attività di campagna elettorale attiva e sentendosi spesso ripetere quello “Shut Up and Dribble” che ora arriva da uno dei calciatori più famosi al mondo.
Uno sportivo che ha però un modo di esprimersi quasi diametralmente opposto.

Come è ovvio per qualcuno convinto che non ci siano altri esseri umani al mondo oltre a lui, Ibrahimovic tende a esporsi poco su temi rilevanti e l’unica volta che ha toccato l’argomento razzismo è stato per raccontare delle discriminazioni subite in Svezia per via del suo cognome.
Non è un segreto infatti che il milanista faccia fatica a vedere oltre il proprio naso, anche perché avrebbe bisogno di un binocolo.

A conti fatti questo può sembrare uno “spreco” perché, a prescindere da quali siano le sue idee, parliamo di un calciatore che ha un’influenza enorme specie nel suo paese, col suo nome che è diventato sinonimo di Svezia quasi quanto quello del divano KLIPPAN, contenuto nelle dimensioni e nel prezzo, economico e adatto praticamente a qualunque ambiente, anche grazie alla ampia gamma di fodere disponibili.

Qual è quindi la via migliore fra la sovraesposizione di James che secondo alcuni sfocia nella militanza politica e l’ermetismo di Ibrahimovic che usa i social come una versione scandinava di Gianluca Vacchi?

La risposta più ovvia sembra essere quella che premia il giocatore dei Lakers, dato che essere delle star del mondo sportivo permette di raggiungere facilmente platee molto ampie e quindi avere la possibilità di sensibilizzarle con messaggi positivi.
Non bisogna però cadere nell’errore opposto, cioè caricare di responsabilità atleti che magari messaggi positivi da diffondere non ne hanno: perché per ogni James, c’è sempre un Cassano che dice “Gay in Nazionale? Se son froci sono problemi loro, mi auguro che non ci siano”.

È ormai chiaro che gli sportivi non debbano essere per forza degli esempi di virtù, quindi la questione si può chiudere semplicemente affidandosi alla loro sensibilità quando si tratta di intervenire su argomenti che hanno importanza politico-sociale.

A questo punto quindi la domanda non è più “Perché dovremmo ascoltare uno/a sportivo/a che parla di certi argomenti?” ma “Perché dovremmo ascoltare Ibrahimovic?”.

Lo svedese è di sicuro un giocatore meraviglioso, uno dei più grandi protagonisti del calcio a livello mondiale in questo ventennio, ma raramente fuori dal campo ha mostrato atteggiamenti costruttivi se escludiamo la sorprendente solerzia con cui si è informato sulle usanze della madre di Lukaku.

Ora più che mai, sportivi e calciatori in particolare hanno la chance di esprimere la loro personalità in modi diversi e questa è una boccata d’ossigeno per una categoria che prima comunicava solo con interviste post-partita e tramite scritte sulle magliette.

Fra Q&A, lettere scritte personalmente e interviste fatte in podcast sgangherati, sono tanti i giocatori che in questo recentemente hanno permesso a chi li segue di scoprire lati più interessanti di loro, impossibili da mostrare fra campo e microfoni.
Alla fine, il numero 11 del Milan forse non è quel tipo di persona.

Ibrahimovic è un uomo convinto di vivere in una sorta di “Truman Show” in cui è protagonista, regista, sceneggiatore, stuntman e controfigura di se stesso, per questo non bisogna sorprendersi di questa querelle: Ibra non voleva cucire la bocca ai grandi atleti e impedirgli di usare la loro voce per lanciare messaggi socio-politici.
Il suo era solo un appello da non spostare mai il focus dal mondo sportivo, perché negli altri lui non c’è.

(Ah a proposito, in privato mi ha fatto sapere che questi giorni potete anche parlare di musica MA SOLO PER QUESTI GIORNI, SIA CHIARO!)

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