L’Opinione non Richiesta – “Le regole del De Ligt perfetto”

Nel luglio del 2019, Matthijs de Ligt approda alla Juventus con una valutazione complessiva di 75 milioni di euro e tutti gli occhi dell’Europa calcistica addosso: più orso polare che difensore, l’olandese arriva da una stagione fantastica da capitano del suo Ajax che ha eliminato dalla Champions League proprio i bianconeri ma ha fatto anche cose difficili come vincere il double Eredivisie-Coppa d’Olanda.

Il classe ’99 è conteso da molte big, soprattutto il Barcellona che sperava De Jong fosse incollato a lui come un gemello siamese, ma a spuntarla è la Vecchia Signora consapevole di vivere un momento di transizione per il suo reparto difensivo (Barzagli si è appena ritirato, Chiellini va verso fine carriera e vai a sapere se domani a Bonucci girano i coglioni e se ne va di nuovo in un’altra squadra).

De Ligt sembra essere il profilo perfetto: oltre all’incredibile personalità per un ragazzo di nemmeno 20 anni, l’ex Ajax ha tutte le caratteristiche per diventare un difensore dominante. Fisicità esplosiva (189 cm per quasi 90 kg e una grande rapidità, in pratica un mobile dell’IKEA posseduto dallo spirito vendicativo di un’orca assassina), ottima capacità di impostare forgiata nella militanza fra le file dei Lancieri e un innato senso dell’anticipo.
Il suo primo anno e mezzo a Torino è stato largamente positivo, se escludiamo qualche serata storta come il debutto contro il Napoli e qualche fallo di mano di troppo, dovuto più alla sfortuna che a errori tecnici.
Il ragazzo nato a Leiderdorp ha mostrato una straordinaria autorità e il suo rendimento è anche migliorato nel 2020 dopo che Sarri lo ha spostato nel ruolo di centrale di destra, in cui aveva più comodità nel giocare il pallone sul piede forte e stava più lontano da De Sciglio quando veniva schierato da terzino sinistro.

Il talento c’è, i margini di miglioramento anche, la squadra per crescere sembra perfetta per un difensore.
Ma cosa manca a De Ligt per essere considerato uno dei centrali più forti al mondo?

Probabilmente lo juventino è già uno dei massimi esponenti del ruolo sul pianeta a livello di puro impatto sul campo (raramente si vede un difensore avere un effetto così positivo non solo sul reparto arretrato ma anche sul gioco della sua squadra, anche se in quella squadra ci gioca Rabiot), ma ha bisogno di fare l’ultimissimo salto per raggiungere la fascia più alta.
Per essere Sergio Ramos gli manca l’immensa storia di vittorie del capitano del Real Madrid; per essere Van Dijk gli mancano una o due stagioni monstre in cui trascina il suo team a vittorie su palcoscenici più prestigiosi di quelli olandesi come il difensore del Liverpool; per essere Piqué gli manca Shakira.

La sensazione però è che il cielo sia il limite per De Ligt, senza contare che forse dei profili citati, solamente Sergio Ramos era così completo e pronto già a questa età (a 19 anni Van Dijk giocava poco in Olanda mentre Piqué addirittura si masturbava ancora).

Per quanto sia un uomo che ha a cuore i suoi giocatori come un serpente ha a cuore i conigli, Mino Raiola ha ragione quando dice che l’olandese è nel posto perfetto dove crescere come difensore e De Ligt sembra già essere migliorato dopo nemmeno due stagioni in Serie A. In più, sin dall’approdo di Pirlo in panchina, la sua presenza è essenziale per fare il gioco voluto dal suo allenatore che chiede spesso di accorciare in avanti, cercare l’anticipo ma riuscendo anche a reggere l’uno-contro-uno con tanto campo alle spalle. E solo sentendo l’ultima frase, a Bonucci è venuto il fiatone.
Questo potrebbe responsabilizzarlo ancora di più e imporlo come leader sia tecnico che carismatico in una squadra che sta vivendo un momento di transizione e ha bisogno di certezze per il futuro.
Quindi, la risposta su cosa manchi a De Ligt per diventare il migliore al mondo è solo una: tempo.

In questo periodo sono tantissimi i centrali giovani che sembrano avere un futuro radioso davanti a loro (Upamecano, Bastoni, Koundé, Ruben Dias) ma l’ex Ajax pare essere un passo davanti a tutti per personalità, talento e un’attitudine a vincere già ben sviluppata e che alla Juventus non potrà far altro che crescere.

De Ligt è già il calciatore perfetto?
Ovviamente no e sarebbe ingeneroso chiedergli di esserlo, a 21 anni ci sono ancora lati del suo gioco che può migliorare come il non abusare del suo strapotere fisico con troppa irruenza o acquisire un po’ di malizia contro attaccanti di esperienza che ogni tanto tendono a metterlo in difficoltà (in uno Juventus-SPAL, Floccari lo ha mandato in confusione dicendogli di essere il suo bisnonno).

Ma tenendo conto di una carriera che di fatto è ancora agli inizi e del potenziale immenso che ha, potrebbe presto diventarlo.
Lo juventino sembra infatti essere il prototipo del calciatore del futuro, che proprio come Haaland del Borussia Dortmund, pare pronto a imporre il suo dominio sul gioco per il prossimo decennio: talentuoso, atleticamente straripante, che gioca come un veterano e quindi perfetto per rendere ancora più ricco Raiola.

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