Road to Istanbul #24, Shakhtar Donetsk-Atalanta

L’Atalanta scende in campo con l’obiettivo di non sbagliare, anche perché altrimenti tutti troverebbero l’ennesimo motivo per confonderla con l’Inter. Gasperini deve fare a meno di Zapata e Toloi e sceglie Muriel e Masiello, lanciando allo Shakhtar un messaggio chiaro: “Non abbiamo ricambi all’altezza”.

Lo Shakhtar risponde con Tetè al posto di Marlos, scelta obbligata per mantenere il numero minimo di brasiliani in campo che una squadra ucraina è obbligata a schierare. L’Atalanta parte benissimo e nei primi 15 minuti fa vedere tutto il suo repertorio: uno-due tra Muriel e Gomez che libera Pasalic per il tiro, azione in profondità tra Muriel e Gomez, cazzata difensiva.

I padroni di casa prendono coraggio e al trentasettesimo Gollini è un muro, dimostrando quindi di essersi integrato benissimo a Bergamo. Si va al riposo sul risultato di zero a zero, che condanna l’Atalanta all’ultimo posto del girone e agli insulti sui social dei tifosi delle milanesi.

Il secondo tempo si apre con Muriel graziato dall’arbitro per una scivolata difensiva sbagliata che ormai sta diventando il marchio di fabbrica dei giocatori colombiani delle italiane.

La mancata espulsione innervosisce i padroni di casa e l’Atalanta passa con un’azione sul filo del fuorigioco di Gomez, il quale serve Castagne che segna il più facile dei gol: quello con la palla che rimpalla in modo fortunato dopo aver sbagliato il secondo più semplice dei gol.

Lo Shakhtar rimane in dieci e i bergamaschi dilagano con i gol di Pasalic, Gosens e Gabriel Jesus. L’Atalanta compie così un’impresa storica: è la prima squadra della storia della Champions a riuscire a qualificarsi dopo aver fatto un solo punto nelle prime quattro giornate e beneficiando del suicidio sportivo di entrambe le avversarie dirette.

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