7 domande sul calcio a Paolo Condò

Abbiamo incontrato Paolo Condò facendogli 7 domande su Champions, Mondiali, Pallone d’oro ma anche su cose che riguardano l’Italia.

1) Quest’anno la rosa delle candidate alla vittoria in Serie A sembra essere molto più ampia del solito. Secondo te chi si è attrezzato meglio per provare a interrompere il dominio della Juventus: il Napoli che sembra finalmente maturo per vincere, l’Inter che con Spalletti può fare tantissimi punti o il Milan che ha venduto De Sciglio?
«Non penserete mica che sia così facile farla alla Juventus? De Sciglio è sparito dai radar in un amen, dicono a causa di un infortunio ma ci credo poco: anch’io simulo continui mal di testa per non dover assecondare le voglie delle mie spasimanti. Parlando seriamente, mi stupisce che il Chievo non venga mai citato fra le candidate allo scudetto: ha ormai raggiunto una maturità di squadra – età media 70 anni, e nessuno che chieda la pensione – giustamente indicata dal ministro Padoan come modello virtuoso per non aggravare i conti pubblici.»

2) Nelle prime giornate di campionato il VAR è stato al centro delle polemiche, nonostante sia evidente che sia uno strumento in fase di sperimentazione: per te basteranno questi mesi per migliorare le cose oppure continueremo a vedere arbitri che non sono capaci di fare il segno del rettangolo con le mani?
«Ho capito che il Var è una strada senza ritorno quando il gesto del video mi è stato fatto:
A) dal dietologo dubbioso sui miei reali sforzi per dimagrire (un chilo in un anno): la telecamera è dentro il frigo;
B) dai miei figli davanti alla contestazione che non studiano (la telecamera è sopra la scrivania, ma è taroccata come nei film: trasmette in loop lo stesso minuto “studioso”);
C) da mia moglie sorpresa dalla rapidità della prestazione (non so dove sia la telecamera, dannazione).»

3) Ti sei sempre interessato di tanti sport, non soltanto di calcio. Ce n’è uno che ti senti di consigliare agli spettatori italiani per passare il tempo durante i Mondiali in Russia?
«Dipende. Se Sky prende i diritti non c’è nient’altro da vedere, e piantatela di fare gli alternativi perché avete stancato. Se Sky non prende i diritti, credo che il triathlon possa riempire le vostre estati: quello sardo (porceddu, seadas e cannonau) dovrebbe diventare disciplina olimpica da Parigi 2024. Infatti il vero motivo del no alla candidatura di Roma è l’influenza della lobby vegana sulla giunta Raggi.»

4) Da anni sei l’unico giornalista italiano nella giuria che vota per l’assegnazione del Pallone d’Oro. Parlando con i tuoi colleghi, ti sei fatto un’idea di come diavolo fece a vincerlo Sammer?
«È la prima cosa che ho chiesto quando sono entrato in giuria, e con fare complice e dandomi di gomito hanno fatto un nome: Helga Schweinpoppen. Naturalmente ho preteso di incontrarla, ma era una ragazza nel ‘96. Adesso pare la Merkel, e mi ha convinto sulla necessità di fare dei sacrifici.»

5) Credi che la qualificazione di 4 squadre italiane in Champions aiuterà a portarne nuovamente una alla vittoria oppure ormai per riuscirci dovrebbero proprio essere tutte italiane?
«Sono per le soluzioni sbrigative: 32 squadre italiane dovrebbero facilitarci il compito, anche se poi salta sempre fuori il pirla che, alzando la coppa, grida “sono di San Marino gné gné gné” oppure “per la gloria del Vaticano”. Ci preoccupiamo tanto degli immigrati, ma il vero pericolo sono le enclavi (sarà un caso che la parola contenga oggetti contundenti come le clavi? io non credo…).»

6) Negli ultimi anni si sono affacciate alla Serie A realtà che mancavano da tempo, come Novara e Spal, o alla prima esperienza, come Frosinone e Benevento. Pensi che sia una normale alternanza o che in B ci sia un complotto per far impazzire Lotito?
«Chiaramente si tratta di un complotto anti-Lotito, e lo capisci dal fatto che sia stato orchestrato in latino: quando gli hanno detto del Carpi ha esclamato “Carpi diem”, per celebrare la SPAL ne ha fornito il nome completo Società Polisportiva Ars et Labor e alla notizia del Benevento ha chiosato “Maleventum!”. Poi l’hanno portato via.»

7) In Italia c’è sempre stata la mania di paragonare i protagonisti del presente ai grandi del passato: è il caso di smetterla o la cosa non disturba te che sei il nuovo Gianni Brera?
«Non raggiungerò mai il livello di Gianni Brera perché quando sono a tavola non riesco a liberarmi dai sensi di colpa. Ricordo un paio di cene con lui – veramente, qui non scherzo – alle prime trasferte, quando ero un giovane apprendista seduto molto distante da lui alle tavolate di giornalisti dopo una partita: mangiava e beveva con un gusto unico e irripetibile, fottendosene di calorie, colesterolo e trigliceridi. Io sono il peggio del peggio: magno e piango, tipo coccodrillo. Del resto, la classe non è acqua ma, nel suo caso e se ricordo bene, Barbaresco.»

La redazione di Unfair Play, contro lo sport più ostinato.
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