7 domande sul basket a Matteo Soragna

Abbiamo incontrato Matteo Soragna, l’ala piccola che ha dimostrato che le dimensioni non contano.
Gli abbiamo fatto 7 domande sul basket e altri lavori che gli italiani non vogliono più fare.

1) Il 2016 è stato un anno pieno di momenti memorabili per il basket: la bellissima finale NBA fra Warriors e Cavaliers, un grande torneo olimpico con un Team USA mostruoso e il ritiro della generazione d’oro dell’Argentina.
Secondo te, fra questi momenti ce n’è uno che si avvicina anche solo lontanamente a quando durante la gara di schiacciate all’All Star Game italiano, Lockett ha dato due calci in faccia a Poeta?
«Innanzitutto ci tengo a dire che ero presente a quella giornata che è entrata prepotentemente nella storia della pallacanestro mondiale: la prima ginocchiata, il sangue, le risate e poi la seconda ginocchiata. Detto questo, ero talmente carico che avrei tirato anch’io due pugni in faccia a Peppe. A Lockett no, perché è troppo grosso.»

2) I giocatori di talento italiani ormai vanno tutti all’estero: Gallinari e Belinelli in NBA, Datome in Turchia e anche Gentile andrà al Panathinaikos.
Se tu fossi quindici anni più giovane, in quale squadra italiana vorresti giocare?
«Il fatto che ci sia la possibilità di scegliere la squadra è già una grande conquista per me, anche se io nella NBA ci ho giocato e vi sareste potuti documentare meglio. Che si trattasse del Nuovo Basket Aquilotti è un particolare irrilevante. Con me c’erano pure Michele Giordania, Lorenzo Uccello e Isaia Tommaso.»

3) In questi anni si sono ritirate molte leggende del gioco come Allen, Bryant, Duncan, Garnett e Scalabrine.
Non credi ci sia una sorta di “culto del vecchio” per cui i nuovi giocatori non saranno mai al livello di quelli del passato?
E lo chiediamo a te perché Bargnani non risponderebbe mai bene come farai tu.
«Nella domanda c’è la risposta, ovviamente soprattutto per merito del White Mamba che abbiamo avuto l’onore di ammirare in Italia. Le sue schiacciate con la testa al ferro ci hanno entusiasmato, le difese di Allen ci hanno lasciato con la bocca aperta e il gioco di squadra di Kobe da prendere d’esempio.»

4) Quest’estate Durant ha deciso di lasciare Oklahoma per trasferirsi a Golden State da Curry e Thompson.
Credi che lo abbia fatto solo per vincere l’anello oppure perché ai Thunder era diventato complicato fare canestro con Westbrook attaccato al pallone?
«Più che altro era difficile correre dietro a Westbrook anche solo per parlargli o dargli un cinque. Non c’è al mondo un atleta come la point guard di OKC. Escluso chi sta scrivendo, naturalmente.»

5) Da un po’ di tempo lavori nella redazione basket di Sky: è vero che quando hai incontrato Flavio Tranquillo lui ti ha salutato e poi ha elencato tutte le statistiche della tua prima notte di nozze?
«Statistiche di tutto rispetto e di cui vado fiero. SI va dalle voci più importanti (7 cm), a quelle di prestazione (16”), fino a quelle avanzate che elencano la capacità di reiterazione del gesto all’interno della stessa partita (1). Purtroppo come spesso accade con l’avanzare dell’età questi numeri roboanti si abbasseranno, ma l’efficacia è garantita.»

6) Nel nostro paese, il movimento del basket non riesce proprio a decollare come potrebbe.
Secondo te c’entra qualcosa il fatto che molti italiani quando vedono una partita, protestano di continuo con l’arbitro che non fischia fallo di mano?
«Anche, ma non solo. Il signore che urla goool al primo sottomano, la signora che si domanda perché non ci mettiamo i parastinchi, il bimbo che si domanda perché dopo un fallo da dietro non venga estratto il cartellino rosso. Queste difformità con il calcio sono assolutamente scandalose sarebbe ora che ci uniformassimo.»

7) Nella tua carriera il momento più bello è stato senz’altro Atene 2004. Essendoti portato via l’argento dalla Grecia, non ti senti un po’ Angela Merkel?
«Se fosse così avrei il culone e non riuscirei più a saltare e correre per il campo (ammesso che sia ancora in grado) e poi giocare con i cappotti di Angela non sarebbe proprio semplice. Inoltre la cancelliera è abituata ai massimi capitali, quindi saranno problemi di Ginobili & co. Quei bastardi maledetti…»

 

La redazione di Unfair Play, contro lo sport più ostinato.
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