George Best

Dieci anni fa George Best, considerato uno dei poeti del calcio, evaporava in una nuvola rossa.

È stato il miglior calciatore della storia nordirlandese, che annovera tra i nomi di spicco David Healy, Mal Donaghy e Keith Gillespie (abbiamo scritto nome e cognome per facilitarne la ricerca su Google).

La sua è la tipica storia strappalacrime di un bambino di umili origini costretto a fare sacrifici per rovinarsi una carriera da predestinato.

Da ragazzino fu scartato dal Glentoran, la sua squadra del cuore, perché l’allenatore vedendolo commentò: “È troppo magro per reggere tutto quell’alcool”.

Best si consacrò all’età di 19 anni quando segnò una doppietta in Coppa dei Campioni in casa del fortissimo Benfica di Eusebio. Quel giorno all’ Estádio da Luz molti portoghesi pagarono spontaneamente il biglietto all’uscita.

Venne presto ribattezzato “il quinto Beatle” per via del suo grande carisma, ma soprattutto per l’innato talento nel rovinare tutto a causa delle donne. Per altri, invece, fu semplicemente il primo Sex Pistol.

Secondo alcuni, dopo un tunnel avrebbe irriso Cruyff durante un’amichevole: “Tu sei il migliore al mondo solo perché io non ho abbastanza tempo”. Altrimenti avrebbe perso al suo posto il Mondiale del ’74.

Nel 1968 vinse la Coppa dei Campioni e il Pallone d’oro. Mentre tanti altri suoi coetanei perdevano tempo a fare i sessantottini.

Nella seconda parte della sua carriera giocò con L.A. Aztecs, Ft. Lauderdale, S.J. Earthquakes, Hong Kong Rangers e pare sia stato a un passo dal Chievo.

Dopo un’esistenza da playboy, vissuta sempre al massimo, morì a causa dei suoi eccessi a soli 59 anni, quando avrebbe potuto imparare a gestirsi con maggiore attenzione, fondando Forza Irlanda.

Occupa la 16ª posizione nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo, e la 2ª in quella dei più grandi debitori dei pub britannici, dopo Gascoigne.

Di lui ci restano le giocate meravigliose, ma soprattutto l’insegnamento che sì, si possono comprare donne, alcool e auto veloci, ma non la saggezza. Che però anche sticazzi.

(immagine: http://www.ilpost.it/)

La redazione di Unfair Play, contro lo sport più ostinato.
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